“Cercasi amore vista lago”: chiacchierata con Virginia Bramati

 

“Cercasi amore vista lago”, Virginia Bramati (Giunti Editore 2018)

€ 14,90

pagg 240

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci sono libri che, come quello che vi sto proponendo, è bello leggere semplicemente perché raccontano la vita con lievità: libri belli, che si aprono anche a chi solitamente evita la lettura giudicandola noioso passatempo per snobbissimi intellettuali; libri che lasciano in bocca un sapore dolce di speranza; libri che dicono che non si deve mai smettere di sognare. Questo libro – scritto benissimo – bello, lieve e persino consolatorio è il nuovo, atteso romanzo di Virginia Bramati: “Cercasi amore vista lago”(Giunti Editore).

Dunque: Bianca ha trentatrè anni, è architetto per autentica vocazione e infatti,con piena soddisfazione, lavora da alcuni anni presso un grande studio milanese: certo, la situazione non è facilissima visto il vistoso calo della clientela, ma lo studio si è da poco trasferito in un costoso stabile di prestigio e dunque tutto lascia credere che le cose, comunque, siano destinate al meglio… Invece, di punto in bianco, il suo contratto non viene rinnovato: “ristrutturazione aziendale” la chiamano, ma invece è un vero e proprio repulisti, dal quale si salveranno soltanto i soliti raccomandati, come Irene, la (ex) amica del cuore di Bianca. Senza lavoro né prospettive e delusa dalle amicizie, Bianca ingoia orgoglio e laurea e, grazie al passaparola di alcune amiche della sua gemella, accetta con estrema riluttanza di lasciare la troppo costosa Milano per trasferirsi in provincia. Nel paesino di Verate, in Brianza, dove non conosce nessuno ma tutti sembrano sapere ogni cosa di lei, farà l’agente immobiliare: per questo nuovo lavoro che ignora e detesta dovrà persino cancellarsi dall’Ordine degli Architetti. Tutto sembra perduto, ma …chissà..!

L’Autore

Virginia Bramati vive e lavora a Milano. Ha esordito in rete con un ebook che nel 2014 si è trasformato in un libro di carta: “Tutta colpa della neve (e anche un po’ di New York)”, seguito da “Meno cinque alla felicità”e “E se fosse un segreto”, come il primo pubblicati da Mondadori. Nel 2017 è passata alla Giunti Editore, con cui ha pubblicato “Tutta colpa dell’impazienza (e di un fiore appena sbocciato)” e nel 2018 “Cercasi amore vista lago”. Tutti i suoi romanzi ruotano intorno al piccolo, verdeggiante e immaginario borgo di Verate, in Brianza.

Ecco l’intervista a Virginia Bramati, il cui sonoro trovate in alto, nella sezione audio di questa pagina.

Canzone consigliata: “Domenica bestiale”, Fabio Concato

 

Giancarla: Cara Virginia, sai che in cambio del caffè virtuale che offro loro i miei ospiti devono raccontare qualcosa della trama del loro romanzo: ti va?

Virginia Bramati: Sicuramente: sono felice di parlare con te e con gli amici che ti ascoltano della storia di Bianca Maffei, architetta molto contenta dei traguardi raggiunti, che si vede sfuggire tutto a causa di una “ristrutturazione aziendale”. Rimane senza lavoro, è disorientata, non sa più chi è: è un momento molto difficile, finché interviene sua sorella, che grazie alle “ragazze di Verate” le trova lavoro come agente immobiliare in quella immaginaria cittadina della Brianza. Ci andrà molto controvoglia, per lei è una sconfitta: e invece non sarà poi così male cercare le case per gli altri e forse avere intorno le “ragazze di Verate” le scalderà il cuore; e forse anche l’ingegner Sanna, che sembra così rude, non è poi così male neanche lui…

G.: Sei bravissima! Hai un’ottima capacità di sintesi: … secondo me, dovresti scrivere…

V.B.: Grazie: terrò in considerazione!

G.: Scherzi a parte, sia pure con la lievità, l’intelligenza e il garbo che di te conosciamo molto bene, parli di problemi molto seri: il libro comincia con la fine di un rapporto di lavoro, di quelli che pur essendo provvisori sembrerebbero definitivi; è il precariato che diventa parte integrante delle nostre vite e che nel caso della protagonista, Bianca, si rivela una botola spalancata all’improvviso sotto i suoi piedi. Quella che chiamano “ristrutturazione aziendale” altro non è se non il modo per lasciare a casa qualcuno e tenere “qualcun altro”. Ma che cosa ti porta a parlare con lievità di problemi così seri? E’ forse un modo per “coccolare” chi ti legge e questi problemi ha vissuto o sta vivendo?

V.B.: Lo sguardo che ho, che cerco di avere sulla vita anche nei momenti più difficili, è uno sguardo sereno: anche quando si è in ginocchio, come lo è Bianca, bisogna guardare intorno a sé con affetto cercando la soluzione, che infatti arriva. La disperazione non è la chiave giusta. La vita offre veramente tante cose, però bisogna saperle cercare, darsi da fare e soprattutto chiedere aiuto: una cosa che non sempre si riesce a fare e invece va fatta.

G.: Sarà per via di una certa deformazione professionale, ma quando leggo i tuoi libri – e questo in particolare – mi viene di farlo a voce alta, come interpretandolo. I dialoghi, che tu scrivi sempre in maniera impeccabile, in questo libro sono straordinari, così come i pensieri di Bianca: Insomma, ho letto il tuo libro assaporandolo, mentre lo leggevo, quasi per la sua forma prima che nella sostanza e spero che la cosa ti faccia piacere. Quando hai scritto i dialoghi ti sei divertita, vero?

V.B.: Moltissimo. Quando alle presentazioni sento leggere brani del mio libro mi piace moltissimo e… sì, mancando di modestia, i dialoghi di questo libro mi sembrano riusciti: quelli fra lei e lui sono pungenti ma sempre ammantati di tenerezza, e poi i dialoghi fra le amiche, e quelli con Nuccia, che ritorna in questo libro e che, come nei precedenti, è una specie di “grillo parlante”, è fin troppo saggia per essere una ragazzina di undici anni hanno molto divertita mentre li scrivevo. E’ un libro che mi ha fatto molto piacere scrivere.

G.: Ti immaginavo scriverli e poi leggerli anche tu ad alta voce: funziona così?

V.B.: Beh, li rileggo e rido, o piango: questo libro davvero mi ha fatto ridere e piangere come l’avesse scritto un altro. Credo che sia importante.

G.: Fra gli altri discorsi che affronti nel romanzo c’è anche quello sull’amicizia, tradita per conservare il lavoro: argomento delicato da trattare, no?

V.B: Decisamente. Bianca lo dice, parlando dell’amica: “Irene mi ha tradito”. E’ un’amicizia che cercherà di recuperare, seppure faticosamente, perché perdonare non è facile. Nei miei libri cerco di parlare di tutto quello che può capitare nella vita della gente, anzi, che è capitato: l’episodio del tradimento di Irene, esattamente come è nel libro, me lo ha raccontato un’architetta che così aveva perso il lavoro. Insomma, mi è sembrato esemplare: certe cose succedono.

G.: … Però poi arriva la “rinascita” e nel momento in cui ci si dice che non esistono amicizia e correttezza arrivano le “ragazze di Verate” che ridanno la speranza.

V.B.: Beh, come dicevo, questo nasce dalla mia esperienza: io vedo e vivo la vita così, davvero ho imparato che ci si può rialzare, che si perde qualcosa ma quello che si perde non valeva la pena di tenerlo. Secondo me, anche le cose negative fanno bene: sembrerà una banalità, ma è così; ti mettono nella posizione in cui devi essere, ti puliscono lo sguardo e l’anima. Cambi e cambiando migliori: diventa più facile il “pensiero trasversale”; non è più il “così fanno tutti”, non è più la banalità a vincere, ma si agisce in maniera diversa. Penso sia questo che valga.

G.: E nel caso di Bianca davvero si può dire, anche in senso letterale, che “chiusa una porta si apre un portone”. Lei, che, obtorto collo, arriva a Verate poi scopre che vendere case non è poi così male, se ci si mette il cuore: e lei, infatti, per i suoi clienti non cerca solo una casa, ma la casa giusta. Trovare la casa giusta sarà successivamente anche il filo conduttore della sua vita: ma qual è la tua casa ideale?

V.B.: … Eh, la mia casa ideale… Quando viene chiesto a Bianca, lei chiude gli occhi, pensa ad un edificio, poi ai mobili, al pavimento… : ma subito dopo pensa ai giocattoli sparsi sul pavimento, pensa ai disegni infantili appiccicati sui muri, pensa ad un adolescente sdraiato sul divano… Ecco: la mia vita è questa e la mia casa ideale è la mia vita, è la mia famiglia, è dove sono loro.

G.: Hai ambientato il romanzo in luoghi molto belli, ma quello che colpisce è la bellezza delle persone, come quelle che servono la colazione giusta senza nemmeno ordinarla (e tutti noi vorremmo arrivare in un bar e trovare chi, solo guardandoci, già sappia di che cosa abbiamo bisogno), o che prestano assistenza ai familiari meno fortunati, e ancora si confrontano col tema del perdono per torti che pensavano di avere subito e invece non esistevano e, viceversa, con la disillusione di scoprire che persone amate nelle quali credevano hanno tradito. Sono tutti argomenti importanti, che pure hai messo in un libro dall’aria apparentemente innocua: lo hai scritto di getto o lo hai, man mano, cesellato?

V.B: L’ho cesellato: ci ho pensato molto. Il mondo che descrivo è improbabile, ma possibile. E’ un mondo dove la gente porge la mano agli altri; di solito non succede, o succede solo in famiglia o in una piccola cerchia, però penso sia possibile: come a Verate.

G.: Ho letto una importante recensione su questo tuo romanzo, che lo avvicina alla necessità del sogno: bisogna credere nei sogni e continuare a sognare. Quindi, in chiusura, ti farò una domanda … “originale”: la vita è sogno, o i sogni aiutano a vivere?

V.B.: I sogni aiutano a vivere, Giancarla, assolutamente!

 

 

 

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