I settant’anni della Neri Pozza Editore: chiacchierata con Giuseppe Russo

 

I settant’anni della Neri Pozza Editore: chiacchierata con Giuseppe Russo

Settanta: tanti sono gli anni di una Casa Editrice che ha sempre mantenuto la barra dritta alla ricerca della qualità.

La Neri Pozza Editore, dal lontano 1946 della sua nascita a oggi, si distingue per la meticolosa attenzione con cui sceglie, e spesso scopre, opere di Autori preziosi, potenti, mai banali.

Del resto, fu proprio per garantire spazio a chi lo meritava che un giovane vicentino si lanciò nel campo dell’editoria, con lo spirito di chi non disgiunge la passione per la poesia e la narrativa da quella sociale politica.

Un anniversario importante, il settantesimo della Neri Pozza, non solo per la casa Editrice e i suoi Autori, ma per tutta l’Editoria italiana: come tale è stato degnamente celebrato a luglio, nel corso della “Milanesiana”.

Ma procediamo per ordine.

E’ il 1938, anno cruciale: il fascismo promulga le leggi razziali.

Neri Pozza ha solo ventisei anni ma sa già benissimo quello che non gli piace: ed è il fascismo a non piacergli, tanto che lui e suoi amici, come si legge sul sito della Casa Editrice, “una piccola brigata di «teste calde» tenuta d’occhio dalla polizia fascista, creano a Vicenza le Edizioni dell’Asino Volante. Le edizioni sorgono per uno scopo preciso: pubblicare il primo libro di poesie di Antonio Barolini, che l’avvocato Ermes Jacchia, un eccentrico editore ebreo costretto alla fuga dalle leggi razziali, non può più dare alle stampe. In questo modo, ereditando, cioè, il compito di un editore ebreo vittima della stupidità e della crudeltà dell’epoca, Neri Pozza scopre la sua vocazione d’editore”.

Per questa sua scelta Neri si farà anche un po’ di galera: ma oramai la decisione è presa e nel 1946, dopo una breve esperienza con le Edizioni del Pellicano, fonderà la sua Casa Editrice, così sua che la chiamerà col suo nome e cognome.

Raffinato e coltissimo, Neri Pozza è disinteressato all’aspetto commerciale della sua attività: anzi, lo considera del tutto secondario alla qualità delle opere che pubblicherà. La sua “scuderia”, infatti e comunque, annovera solo cavalli di gran razza: Gadda, Montale, Sbarbaro, Luzi, Cardarelli, Bontempelli, Buzzati e Goffredo Parise, quest’ultimo “scoperto” appena ventenne proprio dall’Editore, che si aprirà presto anche alla narrativa straniera e alla saggistica di altissimo livello.

Neri Pozza è stato artista vero: figlio di uno scultore, scultore, incisore e poeta egli stesso, alla sua morte, avvenuta nel 1988, lascerà alla città natale mai abbandonata la sua collezione di dipinti contemporanei.

Se volete saperne di più sulla storia straordinaria di un intellettuale e della sua creatura editoriale, leggete “Il giorno con la buona stella” (Neri Pozza Ed), diario di vita e arte della moglie di Neri Pozza, la scrittrice Lea Quaretti.

Dal 2000, a dirigere l’Editrice sempre nel nome e con le finalità decise dal fondatore è Giuseppe Russo: oggi la Neri Pozza Editore vanta un catalogo prezioso e ricchissimo, che ne fa una delle Case più apprezzate dai lettori e dalla critica.

Non solo: dal 2015 la Neri Pozza indice il suo “Premio Nazionale di Letteratura”, riservato ad autori, esordienti e noti, di qualsiasi nazionalità, che presentino un’opera di narrativa letteraria inedita scritta in lingua italiana. Troverete il regolamento sul sito della Casa Editrice (www.neripozza.it).

Dell’importante anniversario della Editrice e del Premio che essa indice ho parlato con Giuseppe Russo, Direttore Editoriale della Neri Pozza Editore.

Ecco l’intervista a Giuseppe Russo, il cui sonoro trovate in alto, nella sezione audio di questa pagina.

Canzone consigliata: “Il battito”, Ivano Fossati.

 

Giancarla: Direttore, state festeggiando i settant’anni di fondazione: come si dice in questi casi? Congratulazioni?

Giuseppe Russo: No, ci auguri “in bocca al lupo”: è la cosa migliore!

G.: Le candeline ci sono? Siete pronti a festeggiare?

G.R.: Sì, siamo pronti a festeggiare con alcuni Autori di punta della Neri Pozza e a fare il punto sul rapporto fra la situazione “storica”, ai tempi di Neri Pozza, e quella attuale.

G.: La vostra è una storia non solo molto lunga e ricca, ma anche molto particolare…

G.R.: Sì: la casa Editrice è stata fondata nel 1946 da Neri Pozza, figlio di uno scultore e a sua volta artista. Giovanissimo, questo intellettuale e artista vicentino divenne editore per una circostanza accidentale. Durante il fascismo, lui apparteneva a una cerchia di antifascisti vicentini: uno dei suoi amici, il giovanissimo poeta Antonio Barolini, aveva scritto un libro di poesie che doveva essere pubblicato da un editore ebreo di Vicenza (Ermes Jacchia: n.d.r.), che in seguito alle leggi razziali fu costretto a lasciare l’Italia. Neri Pozza divenne editore proprio per pubblicare il libro del suo amico.

G.: Quindi possiamo dire, senza sembrare sdolcinati, che siete nati dalla Poesia e dall’ Amicizia: non proprio una cosa … poco impegnativa!

G.R.: Non proprio una cosa poco impegnativa, sì. Poi, dal ’46 fino agli anni ’60, Neri Pozza è stato uno dei maggiori Editori italiani: ha pubblicato per la prima volta Gadda, Montale, Buzzati, Bontempelli, cioè i grandi protagonisti di quella che è stata la straordinaria stagione della letteratura italiana del dopoguerra. E c’erano anche saggisti di prim’ordine, come Sergio Bettini, Ludovico Ragghianti ed altri. Insomma, quella di Neri Pozza è stato un editore di cultura e letterario di notevole importanza.

G.: Ma, sempre pensando alla Poesia e alla ricerca che si diceva prima, qual era il progetto editoriale?

G.R.: Quella era una stagione particolare: si trattava di ricostruire un Paese devastato dalla guerra. Voglio citare una lettera che Neri Pozza ha scritto a Goffredo Parise. Neri Pozza è stato lo scopritore di Parise, che, quando aveva vent’anni, gli inviò lo scritto Il ragazzo morto e le comete, la sua prima opera: Neri Pozza lo pubblicò subito. Poi Parise scrisse altri testi e Neri Pozza, che non ne era molto convinto, gli scrisse rimproverandolo di avere avuto una sorta di svolta commerciale: pensi, un Editore che per questo rimprovera uno scrittore…! Era tempi davvero straordinari! Neri Pozza scrisse: “Le mie idee saranno idee d’arte e di poesie, ma queste sono le cose cui credo: tutto il resto è vanità.” Era questa, allora, l’ispirazione, di Neri Pozza ma forse anche della totalità degli scrittori e degli intellettuali di quei tempi straordinari. Se prendiamo il tema della vanità come è nel Libro dell’Ecclesiaste, cioè come insensatezza di tutte le cose, beh, loro erano usciti dall’esperienza più drammatica dell’insensatezza di tutte le cose, cioè la guerra, alla quale rispondevano con Poesia e Verità, con Poesia ed Arte. Quello era il loro compito e così un Editore, in quei tempi, si concepiva.

G.: E oggi? … Perché non soltanto la qualità dei vostri Autori rimane elevatissima, ma anche il vostro rapporto con i lettori diventi sempre più forte, diretto: un vero afflato.

G.R.: Sì: e se la vanità, l’insensatezza, ai tempi di Neri Pozza, è stata la drammatica esperienza della guerra, quando tutti i valori sembravano perduti in una immane distruzione, la domanda da porsi ora è: “Qual è l’insensatezza della nostra epoca?” Noi, all’interno del nostro programma cerchiamo di rispondere. Per molti versi, è una scelta retorica della modernizzazione l’idea che viviamo in una società segnata dal progresso: se ci fate caso, invece, alla Neri Pozza andiamo sempre a cercare l’altro lato della modernizzazione. Per esempio pubblichiamo scrittori dell’area orientale, come Amitav Ghosh, che ricostruisce la storia dell’India nata dalla guerra dell’oppio, o Jeet Thayil, che illumina la devastazione della Bombay attuale (l’altro lato della modernizzazione, appunto), o ancora Herman Koch, che nel suo romanzo La cena mostra il nichilismo della società moderna nel cuore dell’Occidente – per esempio Amsterdam-, o Matthew Thomas, che in Non siamo più noi stessi ci mostra la fine del Sogno americano… Abbiamo un progetto letterario e una linea di ricerca ben determinata anche nella saggistica, in cui cerchiamo di sviluppare una critica della modernità attraverso una serie di Autori: Giorgio Agamben, Christopher Lash, e molti altri.

G.: Il discorso potrebbe proseguire a lungo, ma io ora lo interrompo, sia pure non troppo bruscamente, per chiederle del Premio Neri Pozza: “non troppo bruscamente” perché anche il Premio si inserisce nella vostra costante ricerca culturale. Di che cosa si tratta? E qual è la sua finalità?

G.R.: E’ un Premio nato, lo dico apertamente, a imitazione dei grandi Premi letterari spagnoli indetti dalle Case Editrici (Planeta, Anagrama, eccetera): sono Premi ricchissimi (il Planeta assegna circa seicentomila Euro!) destinati a opere inedite (attenzione, non ad Autori esordienti: possono partecipare anche Autori affermatissimi, purchè l’opera sia inedita). Questi Premi hanno segnato la storia della letteratura spagnola: è un fatto che tutti i grandi Autori spagnoli dal secondo dopoguerra in poi siano passati per questi Premi, perché in Spagna la loro finalità è chiara e cerchiamo di importarla anche da noi, ovvero i Premi vanno dati ad opere non ancora premiate dal mercato. Il contrario non ha senso: in Italia, invece, vale una concezione totalmente differente, dalla quale noi cerchiamo di prendere le distanze.

G.: Quindi voi andate alla ricerca di qualche perla sconosciuta, per così dire.

G.R.: Andiamo alla ricerca di opere inedite che meritino di essere segnalate e così restituiamo anche dignità al lavoro editoriale, che è essenzialmente la scoperta di nuovi Autori e nuove opere, non la ripubblicazione di opere già edite.

G.: C’è una domanda che non amo fare, ma data la vostra ricorrenza me ne corre obbligo: programmi futuri?  Continuerete sulla strada, precisa e raffinata, già tracciata, o pensate di sperimentarvi in altre situazioni? Eventualmente, in quali?

G.R.: Beh, fino a cinque, sei anni fa l’Editore che citava se stesso come “editore di progetto letterario” appariva ad alcuni una figura del ‘900, come Einaudi o Adelphi di un tempo: io invece penso che questo tipo di Editore addirittura appartenga al futuro, perché ritengo che gli Editori generalisti, i grandi gruppi che accumulano sigle su sigle e pubblicano un po’ di tutto, sono già stati per certi aspetti sconfitti da altre forme. Per esempio: in Amazon si trova di tutto e sfidare un colosso così sul piano della quantità non ha senso, la battaglia è persa in partenza. Colossi internazionali di questo genere si sfidano con la qualità e quindi con il ritorno all’editoria di progetto. Ci sono dei segnali, nell’editoria italiana, che indicano che si va già in questa direzione: oltre a noi, che non siamo un piccolo editore, ci sono editori di piccola e media importanza  (dal punto di vista del mercato, ma di grande importanza dal punto di vista culturale) che sono ridiventati indipendenti, come Adelphi, o la più recente Nave di Teseo. La situazione mi sembra interessante: molto di più rispetto a qualche anno fa.

 

 

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