Salone del Libro 2018 di Torino: cosa è successo.

 

Salone del Libro 2018 di Torino: cosa è successo.

Prima di cominciare, una precisazione: per ragioni personali della quali vi già ho detto, con estremo rammarico quest’anno non ho potuto recarmi al Salone di Torino; quella che leggerete, dunque, per la prima volta non è il mio resoconto personale, ma la cronaca della manifestazione presa dal comunicato stampa ufficiale diramato alla chiusura della 31° edizione.

«Finiamola con la rincorsa dei numeri. Oltre una certa soglia, il Salone ha centrato comunque il proprio obiettivo: essere il Salone nazionale del libro, quello dove ci sono più editori, più autori internazionali, più lettori, e quello dove si vendono più libri. L’asticella della crescita la dobbiamo fissare sulla qualità del progetto culturale”: queste le parole del riconfermato Direttore del Salone Internazionale del libro, Nicola la Gioia, pronunciate nel corso della conferenza stampa conclusiva della 31° edizione della kermesse torinese.

Affermazione intelligente e saggia, questa di La Gioia, che tuttavia contrasta singolarmente con il comunicato stampa finale, che invece si apre con l’enunciazione dei “numeri”. Intendiamoci: non c’è nulla di male nell’esibire un successo sempre eclatante come quello del Salone di Torino, ma proprio per questo sembrerebbe che, malgrado le manifeste e certamente sincere parole di distensione, ci sia ancora da togliere dalla scarpa qualche sassolino rispetto allo “strappo” (sia pure formalmente sanato dal ritorno al Lingotto dei “grandi Editori”) consumato nel 2017 fra Torino e Milano.

E dunque, numeri siano: il Salone fa sapere che sono stati registrati “…144.386 visitatori unici al Lingotto (143.815 nel 2017), cui vanno aggiunti i 26.400 al Salone Off (25.000 nel 2017), per un totale di 170.786 visitatori”.

Soddisfazione anche per le sale delle conferenze, sempre gremite per gli incontri con gli Autori (oltre 91.000 presenze), con veri e propri bagni di folla (oltre che per la Littizzetto, che gioca in casa) per Alessandro DAvenia e Andrea Marcolongo, per la lectio  magistralis di Corrado Augias sulla Costituzione italiana e per l’omaggio a Fabrizio De Andrè con Dori Ghezzi, Gabriele Salvatores e Roberto Vecchioni; sold out per l’incontro con l’intellettuale russo “anti-Putin” Eduard Limonov, per Maurizio De Giovanni, per Bernardo Bertolucci e Luca Guadagnino, per Roberto Saviano con Alessandro Cattelan e Francesco  Pacifico; posti esauriti per il dialogo tra Manuel Agnelli degli Afterhours e lo scrittore Paolo Giordano, e infine per Piero Angela, Fabio Volo, Gustavo Zagrebelsky, Vittorio  Sgarbi, Daria Bignardi e Serena Dandini… e si potrebbe proseguire.

Ma a questo successo di presenze corrisponde un analogo successo nella vendita dei libri? Pare proprio di sì, sia pure con andamento altalenante da Editore a Editore.

Fra i più  richiesti agli stand, Fabio Volo con Quando tutto inizia e Maurizio De Giovanni con Sara al tramonto per Mondadori, Divorare il cielo di Paolo Giordano e Lui, io, noi di Dori Ghezzi di Einaudi, E tu splendi di Giuseppe  Catozzella e Un ragazzo normale di Lorenzo Marone per Feltrinelli, Oliver Sacks con il volume postumo Il  fiume della coscienza, che ha  trascinato anche il  suo grande classico L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello per Adelphi, La verità sul  processo Andreotti di  Gian Carlo Caselli e Guido Lo Forte per Laterza, La scomparsa di  Stephanie Mailer di Joël  Dicker per La Nave di Teseo, La bambina nel  buio di  Antonella Boralevi e A mano disarmata di Federica Angeli di Baldini&Castoldi e Quaderni giapponesi di Igort (Oblomov); da Sellerio il libro più venduto è stato Mio caro Serial Killer di Alicia Giménez-Bartlett, mentre la rivelazione è Passaggio in Siria di Samar Yazbek.

Tutti soddisfatti, dunque, compresi gli Editori come Sellerio, Minimum Fax e Terre Di mezzo, che, con grande correttezza, dichiarano una sia pur minima flessione rispetto al 2017.

Grande successo per Mondadori, come ha confermato Filippo Guglielmone, direttore commerciale Trade Books: «Come gruppo siamo contenti di com’è andata e delle vendite fatte al Salone. Fare dei confronti con gli anni passati non ha molto senso, perché l’anno scorso non c’eravamo, nel 2016 non avevamo i dati di Rizzoli, l’orario era diverso, il perimetro era diverso e gli stand erano diversi. Possiamo dire di aver venduto sostanzialmente il doppio di quanto fatto a Tempo di Libri»

E con questa eclatante dichiarazione parrebbe definitivamente tramontata quella che, a parere di molti, era una guerra assurda fra Torino e Milano, e parrebbe pure avere ragione il vecchio detto “Fra i due litiganti, il terzo gode”; il “terzo”, qui, è evidentemente il lettore che, con buona pace dei soliti, eterni lamentosi, anche quest’anno si è recato a Torino per soddisfare la sete di imparare, sborsando – sì, è vero – non poco fra trasporti, ingresso, consumazioni varie e libri, ma lo stesso tornandosene a casa soddisfatto e già con la voglia della prossima edizione, che si terrà dal 9 al 13 maggio del prossimo anno.

Di questa soddisfazione reale di migliaia di persone di ogni età e provenienza sono testimone, diretta e libera da ogni condizionamento, da quasi tre lustri: quindi non ho motivo di dubitarne nemmeno quest’anno, benché, mio malgrado e come ho già precisato, con grande dispiacere non abbia potuto partecipare.

Resto dunque del mio solito pensiero: basta polemiche, basta critiche.

Leggete libri, leggetene quanti più possibile, informatevi, chiedete, imparate e solo così sarete liberi e in grado di ragionare con la vostra testa.

Il resto sono solo chiacchiere inutili, anzi, dannose, perché … “chi sa fa, chi non sa parla”, dice un altro proverbio: e i proverbi, si sa, non sbagliano mai.

G.P.

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