“Regalibri 2016”. Dieci grandi ospiti e i loro “Consigli per gli acquisti di Natale”

Ecco qua un bellissimo regalo di Natale: (in ordine alfabetico, con una piccola ma necessaria eccezione, come vedrete) la grande Elda Lanza, Virginia Bramati, Elisabetta Bucciarelli, Maurizio De Giovanni, Carmen Giorgetti Cima, Antonio Manzini, Romana Petri, Mariano Sabatini, Brunella Schisa, Giuseppina Torregrossa, ovvero dieci ospiti di www.giancarlapaladini.it (meravigliosi scrittrici e scrittori, giornalisti e traduttori), hanno accettato il mio invito a segnalarvi alcuni libri da regalare per le prossime Festività.

Ciascuno, secondo i suoi gusti ed il suo stile, che ho ovviamente lasciati intatti su queste pagine, ha selezionato alcuni titoli liberamente scelti fra gli italiani e gli stranieri, le novità o i grandi classici.

Troverete accanto al nome di ciascuno il titolo delle ultime “fatiche” letterarie ma, naturalmente, di ciascuno in libreria c’è molto di più!

E’ davvero un bellissimo regalo fatto a voi, Amici, e a me: non ho parole per ringraziare tutti, di cuore, sperando di ritrovare sempre loro e voi in questo mio piccolissimo spazio.

Buone letture e, soprattutto,

Buon Natale!

 

Virginia Bramati, in libreria con “E se fosse un segreto?” (Mondadori)

“Nord & Sud – 1854” Elizabeth Gaskell. Da poco tradotto e conosciuto forse più per lo sceneggiato della BBC che per il testo originale molto più ‘di denuncia’, questo romanzo è pervaso dello spirito sociale che animava l’autrice che qui descrive la dura vita degli operai scozzesi durante la rivoluzione industriale, ma è pur sempre un romanzo d’amore con un protagonista (John Thornton) che nulla ha da invidiare per fascino e senso etico al Darcy di “Orgoglio e Pregiudizio”.

“Sette anni di felicità”, di Etgar Keret. Raccolta di racconti pervasi di ironia che sono dei veri inni alla capacità di sopravvivere in un’ambiente ad alto rischio come può essere Tel Aviv, e che seguono, nel grande e nel piccolo, la vita di una famiglia ebrea dei giorni nostri descrivendone anche le difficoltà e i dolori con incredibile nitore ma anche con passo leggero. Imperdibile ‘La lucertola’.

“La detective miope”, di Rosa Ribas. Irene Ricart è una detective privata di Barcellona. È appena uscita da un ospedale psichiatrico ben decisa a vendicare la morte di…. Romanzo interessante forse più per i personaggi e la storia della protagonista che per la trama gialla. Difficile non provare empatia per Irene”.

 

Elisabetta Bucciarelli, in libreria con “La resistenza del maschio (NNE)

“Tre libri per questo Natale, il primo è per tutti anche se il titolo sembrerebbe solo per i più piccini: “In mezzo alla fiaba”. Scritto e illustrato da Silvia Vecchini e Arianna Vairo, pubblicato da Topipittori, è una raccolta di brevi storie poetiche che raccontano qualcosa di ciascuno di noi e lo fanno riprendendo i grandi temi delle fiabe. Non riusciremo a tornare piccoli, purtroppo, ma potremo muoverci nel mondo dei grandi con la leggerezza propria dell’infanzia e la profondità di chi punta all’essere e non al mostrare ciò che è diventato nel percorso della crescita.

Il secondo libro è un gran romanzo. “Cani Selvaggi” di Helen Humphreys, pubblicato da Playground. Un gruppo di personaggi sul bordo di una foresta aspettano il ritorno dei loro cani, e forse anche di qualcosa d’altro. Tensione, emotività, pensiero, senso di umanità autentico, in questo libro c’è molto, e le parole dell’autrice producono senso ogni volta che decidiamo di ripensarci.

Il terzo libro è una raccolta di poesie. “Affari di cuore” di Paolo Ruffilli, Einaudi. Sono convinta sia necessario cominciare a parlare d’amore guardando la vita e le persone, le donne e gli uomini, le unicità della natura umana. Quelle di Ruffilli sono composizioni speciali, perché oltre alla bellezza delle rime, ci regalano un punto di vista inedito, tutto maschile, sul sentimento più abusato del mondo”.

 

Maurizio De Giovanni, in libreria con Pane per i bastardi di Pizzofalcone”  e Serenata senza nome. Notturno per il commissario Ricciardi”, entrambi per Einaudi.

“Se volete regalare dei libri, sappiate che sono oggetti da maneggiare con estrema cura. Sembrano innocui, e invece lasciano profondi graffi sul cuore che si rimarginano ma non guariscono mai davvero.

Trilogia della città di Kappa”, di Agota Kristoff, è uno di questi: ti sospende il fiato a pagina uno e ti lascia sull’orlo dell’abisso fino all’ultima parola senza che tu possa mai prevedere la sequenza degli eventi.

L’amore ai tempi del colera” dell’immortale Gabo Marquez, racconta quanto e come l’amore possa sostenere un’intera esistenza anche senza realizzarsi mai.

Il conte di Montecristo”, di Alessandro Dumas padre, può essere letto ogni anno per tutta la vita e sarà diverso ogni singola volta per l’enorme vicenda umana che racconta.

Tre di trecentomila. In generale si può anche entrare in libreria bendati e sceglierne tre a caso; si pescherà comunque un amico con cui sarà stato piacevole passare qualche ora.”

 

Carmen Giorgetti Cima, traduttrice dallo svedese (fra le altre traduzioni, è sua quella della serie di Stieg Larrsson)

“Anzitutto devo confessare che ho poco tempo per leggere al di fuori del mio ambito professionale – fra le traduzioni e le letture come scout ne ho già più che abbastanza…Però fra le mie ultimissime letture ‘extra’ ce n’è una che consiglio senz’altro, perfetta da regalare a Natale: “É solo un cane (dicono)”, di Marina Morpurgo (Astoria Ed, ottobre 2016). Il cane del titolo è Blasco, l’amatissimo cao de agua di Marina, che se ne innamora su facebook. Dopo averlo adottato, Marina scopre che è nato nel piccolo paese toscano dove i suoi nonni, ebrei, si erano nascosti in seguito all’entrata in vigore delle leggi razziali. Questa incredibile coincidenza le pare come un segno del destino. Nasce così un libro dove s’intrecciano la Storia e le storie famigliari, compresa quella del cane Blasco; il tutto raccontato con amore, umorismo e levità.

Gli altri due titoli sono di mie traduzioni uscite negli ultimi mesi. Il primo: “L’ultimo bicchiere di Klingsor”, di Torgny Lindgren (Iperborea, aprile 2016). Creatore dei personaggi più stravaganti ed ‘estremi’ della letteratura svedese contemporanea, Lindgren racconta qui la storia del pittore Klingsor, che nel profondo delle foreste del Nord trova la chiave di lettura dell’esistenza in un vecchio bicchiere abbandonato dal nonno su un ceppo, e per tutta la vita non produce altro che nature morte, nel tentativo di ritrarre la vita delle cose apparentemente inanimate. Grottesco, intellettuale e follemente umoristico.

E infine: di Lena AnderssonSottomissione volontaria” (E/O, ottobre 2016). Con estrema lucidità intellettuale, Lena Andersson racconta in questo romanzo graffiante l’infelice amore di una giovane donna per il suo idolo, un famoso artista-regista che, sempre alla ricerca di conferme del proprio fascino, la invischia in una storia che finisce per privarla della sua dignità e autostima. Romanzo molto ‘femminile’ e molto intelligente, e non privo di autoironia”.

 

Antonio Manzini (in libreria con “Orfani bianchi”, Chiarelettere, oltre che con la saga del vice questore Rocco schiavone, Sellerio, ora anche serie tv), ha voluto condividere con noi i suggerimenti che avrete letto anche su TTL de “La Stampa”.

“Il primo libro che mi sento di consigliare è quello di André Aciman, si chiama “Ultima notte ad Alessandria” ed è edito da Guanda. E’ un libro di ricordi di una famiglia che vive ad Alessandria d’Egitto, è la storia di quel paese che si mischia a questo clan caotico, indaffarato, mediterraneo, tenero, contradittorio. Donne pettegole che conoscono sei lingue e che si amano e si detestano senza però confessarlo mai pubblicamente, odi e scontri fra patriarchi comici e ottusi, zii malacarne mezze spie mezzi gentiluomini. Un “amarcord” che a molti ricorderà le famiglie dei nostri nonni, dove lacrime e risa si alternavano al ritmo della vita, in quel mediterraneo che supera i confini politici e che ci parla di una città una volta cosmopolita affollata di europei, turchi, ebrei che Nasser vide bene di spazzare via, cacciando dal paese tutte quelle etnie che rendevano Alessandria una metropoli mondiale. E sempre restando nel mediterraneo volevo suggerire un bellissimo libro di Roberto Alajmo, “Carne mia“, edito da Sellerio, anche qui è la storia (in parte realmente accaduta) di una famiglia di Palermo che vende la frutta su una bancarella abusiva in un quartiere povero incistato in mezzo a quelli della borghesia. Tutt’altro libro rispetto al precedente, tutt’altra famiglia. E’ un libro duro e spietato con una scrittura precisa che va diretta allo stomaco. Poco spazio per il narratore, tanto spazio per il narrato. Si ha la sensazione di stare davanti a un cantastorie siciliano, di quelli che accompagnavano il racconto con un telone pieno di disegni e pitture colorate. C’è Palermo, c’è la connivenza con una capo mandamento del quartiere, ci sono due fratelli così diversi che il loro scontro frontale è solo questione di tempo, e c’è il piccolo Calò, il nipote, personaggio centrale del libro, che vuole sapere la verità, una verità terribile che nessuno ha il coraggio di raccontargli. La trama è un gorgo che risucchia come un aspirapolvere, i personaggi sono perfetti, insomma è una lettura che segna. C’è un altro libro molto bello che mi piacerebbe indicare. E’ “L’angelo“, di Sandrone Dazieri, edito da Mondadori. E’ un thriller di quelli seri. Solo a leggere l’inizio col treno che arriva nella stazione termini di Roma con la carrozza di prima classe carica di cadaveri uccisi barbaramente, si è catapultati in un mistero terrificante che ci incolla per 400 pagine. Ritornano Dante Torre e la poliziotta Colomba che abbiamo conosciuto nel libro precedente di Dazieri, e cominciano la loro indagine, piena di colpi di scena e capovolgimenti di fronte, ai quali la scrittura di Dazieri ci ha abituato, attraversando mezza Europa prima di arrivare all’epilogo. Non è però solo un thriller, c’è una marcia in più in questo romanzo, come negli altri di questo scrittore. L’autore ci racconta la nostra società, il nostro presente, il dolore di personaggi che si tengono la vita stretta con le unghie e coi denti, apparentemente di acciaio ma fragili come vetri di Murano.  Finito “l’angelo” ci si augura che Dazieri sia al lavoro con il prossimo. E per finire un libro uscito qualche tempo fa. Si tratta di “Anna”, di Niccolò Ammaniti. Edito da stile libero Einaudi, è un capolavoro. Non lo dico per l’amicizia che mi lega a questo scrittore, lo dico perché Anna è un romanzo distopico che meglio di qualsiasi altro riesce a raccontarci la vita. E’ un inno alla libertà, alla forza e alla disperazione di un attaccamento alla vita come poche volte mi è capitato di leggere. L’assunto è che un virus uccide gli esseri umani non appena questi arrivano alla pubertà. Questo significa che il genere tutto è destinato all’estinzione. Anna, armata solo del quaderno che le ha lasciato la madre con le istruzioni per sopravvivere, una sorta di libro dei morti al contrario, attraversa una Sicilia devastata fra ruderi di mall e piccoli branchi aggressivi e spietati, alla ricerca del fratellino rapito. Nulla però somiglia più alla realtà com’era, tutto è diverso, le regole sono altre. C’è un mondo da riscrivere, ammesso poi che abbia un senso perché è un mondo, almeno per gli esseri umani, che forse non ci sarà più. E questa eroina piena di contradizioni, volitiva, testarda, forte come il granito, ci dice che “la vita non ci appartiene, ci attraversa”. Cosa lo distingue da libri distopici con degli assunti simili è la poesia che c’è in questo romanzo. Forza, speranza e libertà. E quando sono arrivato alla fine del racconto, segnato e sgualcito dalle pagine di questo scrittore, ho chiuso il libro e mi sono messo a pensare. Lo faccio ancora, a distanza di mesi. E’ l’effetto che solo i grandi libri hanno sul lettore.”

 

Romana Petri, in libreria con il pluripremiato “Le serenate del ciclone”, Neri Pozza Editore

“Di uomini e bestie”, di Ana Paula Maia, (La Nuova Frontiera) perché è un gioiello di ottima letteratura e dopo, forse, tutti smetteremo di consumare carne.

“Il grande Sertao”, di Guimarães Rosa, (Feltrinelli) perché è il capolavoro del ‘900 e l’unico libro che, solo all’ultima pagina, ci fa capire il senso dell’amore.”

 

Mariano Sabatini, in libreria con “L’inganno dell’ippocastano”, Salani

“Se penso al Natale penso a Charles Dickens, non soltanto per il celeberrimo Canto di Natale, ma per quello che è certamente uno dei miei romanzi preferiti: “David Copperfield”. In due volumi, trama, scrittura, alta, capacità di tenere alta l’emotività senza patetismo, anzi con pennellate ironiche o addirittura esilaranti. Dickens è un narratore formidabile. Nei lunghi pomeriggi di festa lo riprenderò in mano. Poi, visto che abbiamo evocato Scrooge, consiglio le ghost stories degli “Inquilini del piano di sopra”, edito da Nova Delphi. Si tratta di racconti di autori come Le Fanu che, a cavallo tra Otto e Novecento, si sono cimentati con le storie di case infestate da fantasmi. E’ un’arte difficile quella di far paura senza scadere nel ridicolo. Infine due altri libri molto diversi: “Il tovagliolo va a sinistra”, edito da Vallardi, in cui Elda Lanza, la prima presentatrice della Rai, ci racconta in modo divertente tanta storia del nostro costume; e poi “Non mi vendere, mamma!” (Nottetempo) della giornalista e sceneggiatrice Barbara Alberti, donna appassionata e intelligente, che ha costruito una fiaba morale, molto potente, per deprecare il dilagare della pratica denominata maternità surrogata, più volgarmente utero in affitto.

Regalate libri, mi raccomando!”

 

Brunella Schisa, scrittrice e giornalista per “Il Venerdì”

Il libro che tutti dovremmo leggere è “Sei un animale!” di Matthieu Ricard (Sperling & Kupfer). Ricard è un monaco buddista francese, vive da quarant’anni in Himalaya e dal 1989 è il portavoce del Dalai Lama. Cifre alla mano, Ricard ci mette davanti alla nostra coscienza: settanta miliardi di animali terrestri e mille miliardi marini vengono uccisi ogni anno per sfamarci. Una strage disumana di esseri senzienti che porta squilibri enormi al pianeta. Io personalmente da allora sono diventata flexitarian.

Il romanzo che mi sento di consigliare perché fa ridere, a tratti con le lacrime, è “Volevo solo andare a letto presto” di Chiara Moscardelli (Giunti), la migliore scrittrice comica che abbiamo, l’unica che nel nostro paese pratica il Rosa Crime, perché anche un thriller può essere raccontato con umorismo.

Infine, la biografia di Antonio Forcellino, raffinato studioso di Rinascimento, oltre che famoso restauratore: “Leonardo. Genio senza pace” (Laterza). Forcellino, come solo gli anglosassoni sanno fare, ci racconta, anzi ci narra la storia dell’artista, osservando le sue opere, confrontando tecniche e materiali con la biografia e il contesto storico di cui è un profondo conoscitore.”

 

Giuseppina Torregrossa, in libreria con “Il figlio maschio”, Mondadori

 

Lacrime di sale” di Pietro Bartolo: gli eroi sono tra noi impariamo a riconoscerli.

La scuola Cattolica” di Edoardo Albinati: una porta aperta sulle segrete stanze degli uomini.

Mela zeta” di Ginevra Bompiani: anche gli/ le intellettuali hanno un cuore.”

 

“Dulcis in fundo” ( ma a una Signora così bisogna riservare il posto d’onore!) Elda Lanza, in libreria con “Il tovagliolo va a sinistra – il galateo per un mondo che cambia: come fare, come essere (Ed. Vallardi) e, a breve, con “Imparerò il tuo nome”, (Ponte Alle GrazieEd)

“Ahi Ahi Ahi Giancarla… vuoi chiedere a uno scrittore un libro del cuore da suggerire come regalo, e vuoi che non te ne citi neppure uno dei suoi? Non siamo angeli.

Ecco il mio ultimo, uscito a fine ottobre; “Il tovagliolo va a sinistra – il galateo per un mondo che cambia: come fare, come essere (Ed. Vallardi). Sarà per la copertina color Tiffany, per la mia caricatura tra panna e fragole, per il titolo (che è per tutti una provocazione), per l’autore (Elda Lanza) ma soprattutto per il contenuto, sta andando bene in libreria. Una storia del costume che trascina il galateo dal 1557 a oggi, attraverso tavole, imbandigioni, curiosità e pettegolezzi, sino ai nostri giorni: la vita in due, i figli, i nonni, le donne e gli uomini. La Tavola, fortemente ritualizzata. Un modo attuale di vivere da persone educate al tempo del web. Sapendo scegliere tra galateo e educazione – che non sono la stessa cosa. Straordinaria prefazione di Hans Tuzzi.

E di Hans TuzziIl Mondo visto dai libri” (Ed Skira): Un libro che rimanda ad altri libri, una finestra intensa, colta, divertente, che sorvola con colta leggerezza un mondo da scoprire.

Di Rosa Montero: “La pazza di casa” (Ed. Salani). Una lettura affascinante sulla fantasia. … la passione è la più grande invenzione delle nostre vite inventate… E Rosa Mantero racconta di sé e delle proprie passioni, senza pudore e senza compiacimenti.

Di Jonathan Safran Foer: “Eccomi” (Ugo Guanda editore): un romanzo di 666 pagine – bisogna amarlo per terminare di leggerlo. E questo “Eccomi”, raccontando la storia di una famiglia ebrea, si fa amare. Facile riconoscersi nei vari personaggi che l’autore ti consente di seguire in una vita normale come se fosse l’eccezione.

“L’inganno dell’ippocastano” di Mariano Sabatini (Ed Salani): per chi ama il giallo di qualità questo è un romanzo perfetto. Scritto con eleganza, racconta una Roma stravolta nel confronto tra ricchezze usurpate e timidi sentimenti. Un giallo fuori dal giallo.

E infine il mio libro del cuore: “Station Island” di Seamus Heaney (io ho un’edizione Mondadori) I due volumi di poesie per chi ama la poesia e per chi, come me, non sa far rima tra Amore e Cuore. Perché questo libro? Si risponde da solo:

Eravamo la’ a correre per il tunnel a volta,

Tu davanti con il tuo cappotto nuovo da viaggio affrettandoti

Io dietro come un dio veloce cercando di raggiungerti

Prima che ti trasformi in giunco….

Non sono in un bosco fatato, ma in una metropolitana: questa congiunzione tra poesia e realtà, come nessuno è mai riuscito a coniugarla in questo modo fatato e fatale. Ecco, perché: se amate la poesia”

 

 

 

 

 

 

 

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