MAURIZIO DE GIOVANNI: “Gelo per i bastardi di Pizzofalcone”- Einaudi

MAURIZIO DE GIOVANNI
Gelo per i bastardi di Pizzofalcone
Einaudi, Stile Libero Big, 2014
Pp 322 € 19,00
eBook pp 322, € 10,99

 

 
Ci risiamo.
Lo ha rifatto.
Ancora una volta, Maurizio De Giovanni ha cucito una lucente rete nella quale ha intrappolato il lettore.
Lo fa sempre, De Giovanni: con perizia crea una storia a maglie larghe, che attira e manipola l’attenzione del pubblico fino a portare il lettore esattamente dove l’Autore vuole, per poi lasciarlo improvvisamente andare, sazio e tuttavia affamato di altre pagine da bere con eguale avidità, anche a vicenda investigativa conclusa.
La rete di De Giovanni è un tremaglio, è una trappola a tre strati: sotto le seducenti maglie larghe del primo se ne trova un terzo, che pare il definitivo e invece cela il secondo, fittissimo e oscuro, in cui il Lettore via via si lascia avviluppare golosamente.
… Perché i libri di De Giovanni di strati ne hanno molti, e chi legge lo capisce subito: sono quello che sembrano, cioè “polizieschi” esemplari, ma sono anche saggi di costume, riflessioni sociologiche, manuali di psicologia comportamentale, trattati di etica, occasioni di riflessioni spirituali, persino rubriche di consigli per buone letture e, nel caso egli scriva del Commissario Luigi Alfredo Ricciardi, pure romanzi storici.
Non si può mai sapere prima in quale dei livelli ci impiglieremo leggendo, perchè ci si trova immersi in una realtà tanto composita quanto abbacinante, come quando, in un padiglione di specchi che la moltiplicano, vediamo un’immagine che è e resta reale, ma diventa contemporaneamente altro da sé; se poi il gioco si snoda attorno alle inchieste dei “Bastardi” di Pizzofalcone, la caleidoscopica frammentazione si giova anche di più colori, di altre forme, di nuove combinazioni sorprendenti.
Eccola, la scombinata squadra di poliziotti del Commissariato di Pizzofalcone: presi uno a uno sono discutibili, e infatti discussi e contestati; alcuni hanno sbagliato e non è detto che abbiano capito l’errore al punto da non ripeterlo, altri sono stati fraintesi, altri sono lì lì per sbagliare o farsi fraintendere.
Tutti però scontano il Pregiudizio e lo affrontano caparbiamente, nel lavoro come nella vita privata, spesso subendolo, talora infliggendolo.
Come questa volta che a Pizzofalcone, in una Napoli assiderata da un precoce e tagliente inverno che gela la città e i cuori, devono indagare su un duplice omicidio: due giovani, un fratello e una sorella, geniale e posato lui, bellissima e piena d’amore lei, vengono trovati uccisi nel loro modesto appartamento.
Un crimine efferato: lei è stata soffocata e lasciata sul letto tumefatta e seminuda, lui viene trovato seduto alla scrivania con la nuca fracassata.
Indagano, i “Bastardi”, affannati dalla necessità di ottenere un risultato positivo nel minor tempo possibile perché la squadra non venga dispersa; agiscono, i “Bastardi”, alla ricerca spasmodica di colpevoli e prove per inchiodarli, frugando nelle vite delle vittime e nelle luci e ombre che ogni esistenza possiede; chiudono il cerchio, i “Bastardi”, fermamente intestarditi nella ricerca della Verità.
Indagheranno parallelamente su una presunta violenza che coinvolge una bambina di dodici anni e la sua famiglia apparentemente tranquilla, normale, al di sopra di ogni sospetto: ma davvero al mondo esiste qualcuno “al di sopra di ogni sospetto”?
Per esempio: davvero tutti quei suicidi avvenuti nella stessa zona di Napoli sono tali, o bisogna cercare un “suicidatore” seriale?
Insieme alla squadra il Lettore pensa, ragiona, sviluppa teorie per la soluzione dei crimini e quasi non si accorge che l’inchiesta riguarda anche (soprattutto?) le vite degli investigatori, le loro poche gioie e i loro molti dolori.
E le paure: non temono assassini e delinquenti, i “Bastardi”, non abbassano lo sguardo davanti a quelli ostili degli altri, ignorano le maldicenze dimostrandone con i fatti l’infondatezza, eppure esitano se devono affrontare un padre ottuso, una figlia cresciuta troppo in fretta, un figlio complicato, un marito non più amato, un matrimonio loro malgrado finito, un amore nuovo.
Non sanno e non possono liberarsi dalla Paura, i “Bastardi”: forse nemmeno lo vogliono, perché è loro ben noto che la Libertà ha spesso un prezzo troppo alto, ogni giorno glielo insegna il loro lavoro.
Perché il Pregiudizio, quella brutta bestia, un lato positivo ce l’ha: dice quello che pensano di te gli avversari e con questo vantaggio ti illudi di tenerli a bada.
Ma anche qui la lettura è almeno duplice: fa più dannare sconfiggere il Pregiudizio, oppure, oramai con la mente Libera, l’essere costretti dalla Coscienza a dare Risposte a certe insidiosissime Domande:
Chi siamo veramente?
Davvero si sbagliavano sul nostro conto?
I nostri sforzi saranno premiati?
C’è speranza in un futuro migliore?
Insomma: che ne sarà di noi?
Queste, scopriamo inevitabilmente solo alla fine, sono le Domande fondamentali che l’Autore pone a se stesso e a chi lo legge; questo è lo strato nascosto e fatale della sua rete; è qui che fin dall’inizio voleva portarci.
Come avviene quotidianamente ai migliori poliziotti, “L’Uomo – pare dire De Giovanni – può e deve affrontare il Male ed il Dolore, pur sapendo che, alla meglio, vincerà solo qualche battaglia”.
“E la Guerra?” chiedono, sospesi, i Lettori.
“Ma è chiaro: la Guerra, quella, è un’altra cosa”.
Se ne riparla alla prossima dei “Bastardi”, ma prestissimo torneremo a leggere De Giovanni col nuovo capitolo della storia magica e dolente di Ricciardi.
…E, Maurizio: di nuovo, grazie.

Commento musicale : “Appucundria” di Pino Daniele

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